La “Originale” Cura
di Rishi Giovanni Gatti
Imparare ad “esercitare la calma” è il vero e misconosciuto princìpio irrinunciabile che sta alla base della “Originale Cura” per guarire la vista difettosa e lo sforzo mentale cronico ad essa associato, come spiegato in Vista Perfetta Senza Occhiali.
La “Originale” Cura della Vista secondo W. H. Bates è un percorso di “esercitazione alla calma”, per dirla con Elsabeth Friederichs (vedi ILFALCO NUMERO 22), che si attua attraverso il senso della vista. Nel corso della cura, tutti i momenti di nervosismo, di riacutizzarsi dello sforzo, sono tutti momenti, altrimenti detti “ricadute”, che andrebbero sfruttati per praticare questa “esercitazione alla calma”. Perciò, chi vive queste ricadute, non si scoraggi ma le accolga come momenti per dimostrare a se stessi la propria intelligenza e bontà d’animo.
Moltissimi, direi quasi tutti, di coloro che iniziano la Cura e tolgono gli occhiali, accettano l’idea che sia possibile guarire dalla vista imperfetta, ma poi non praticano l’esercizio della calma di fronte alla stessa vista imperfetta, preferendo vederci male e sforzarsi di vedere bene piuttosto che guarire. Poi ci si stupisce se sulla sedia dell’oculista davanti alla tabella di controllo la visione è assai scarsa e le diottrie misurate sono le stesse degli ultimi occhiali, o c’è poca differenza, non degna di nota. Ogni tanto qualcuno telefona in redazione e racconta questi tristi episodi, e la mia domanda sorge spontanea: «Scusa ma tu che cosa hai fatto veramente per rimediare a questo problema della tua vista difettosa?». La risposta è sempre: «Niente». E quindi si va avanti in questa strana “nebbia della vista imprefetta” nella quale arrivano, quando “non servono”, i famosi lampi di vista normale, aspettando che prima o poi la cura accada da sé.
È opportuno quindi precisare quanto segue:
- 1) Una buona base di partenza
- Il modo di fare appena descritto, e cioè togliere gli occhiali, abituarsi a vedere “male”, aspettare che la cura accada da sé, è una ottima base di partenza, ed è sempre meglio che continuare con gli occhiali, oppure, peggio di tutto, sforzarsi di fare qualche esercizio mentre si continuano ad usare gli occhiali saltuariamente o più continuamente.
- 2) Esercitare la calma davanti alla Tabella
- Un periodo quotidiano di 5, 10, 30 minuti o più, davanti alla Tabella di Controllo di Snellen, a varie distanze e con vari tipi di tabelle, è un requisito essenziale per dare la possibilità al nostro cervello di “esercitare la calma” in un ambiente “protetto” usando il segnale visivo come retroazione per controllare il livello di calma raggiunta.
- 3) La Luce è necessaria
- Una verifica periodica di quanta luce naturale o artificiale (ma come quella delle lampade BIOSYSTEM LIGHT) raggiunge i nostri occhi durante l’intera giornata di veglia è pure essenziale per capire se non sia il caso di prendere dei provvedimenti. È infatti assodato e verificato che l’occhio ha bisogno di luce, non solo quella forte del sole, quando lo si rimira o si usa la lente solare per il trattamento, ma anche quando si usano gli occhi per lavoro o per lo studio. Ebbene, chi farà questa verifica scoprirà che molta della sua vista imperfetta dipende dalla condizione di buio cronico, e quindi sofferenza mentale e fisica, alla quale ci si è assuefatti. È impossibile pretendere che l’occhio si rilassi e il cervello si calmi se la condizione di penombra e di povertà energetica a cui si è sottoposti non viene interrotta e rimediata cercando di illuminare molto di più i locali in cui viviamo.
- 4) Rimuovere le influenze negative
- L’influenza di persone con vista difettosa, anche lieve, è pure una condizione di forte ostacolo alla cura. Chi vive con familiari o amicizie intime o amanti che hanno vista difettosa può tranquillamente dire addio ad ogni speranza di miglioramento che sia degno di essere chiamato con questo nome. Purtroppo questa è una verità di fatto, non ci risultano eccezioni. L’influenza dello sforzo mentale inconscio che contagia il candidato alla vista perfetta è talmente subdola e disabilitante che uno non ci crede. Non solo nell’interagire con queste persone si rimane contagiati dal loro modo di usare gli occhi, ma anche, ed è peggio, ci si sente profondamente toccati nel subconscio da messaggi subliminali che dalla controparte arrivano e che sono di questo tenore: «Ma che fai, non vedi un tubo, ma mettiti gli occhiali, non vedi come faccio io?, sei proprio un cretino, un deficiente, come fai a credere in queste cose, non è mai guarito nessuno». Quando una formica viene schiacciata inavvertitamente da un elefante, non è mai successo che la formica avesse la forza di ribaltare l’elefante. Non vogliamo affermare che questo sia impossibile, ma fino ad ora non è mai stato osservato, quindi invitiamo il lettore che si trovasse in questa difficile situazione di scendere a patti con il disagio e cercare di rimediare in qualche modo.
La Cura della Vista secondo il Bates originale è un favoloso strumento di auto-conoscenza che può funzionare da guida per il riscatto personale, per trasformare il male della sfortuna di aver subito la prescrizione di lenti, magari nell’età dell’innocenza, in un bene che ci fa crescere ed evolvere verso stati di coscienza più umani e sensibili. È una sorta di “pietra filosofale” che trasforma i dubbi e le incertezze della vita quotidiana in momenti di serena contentezza nei quali si percepisce il mondo per quello che è e non più per quello che uno pensa che esso sia, differenza fondamentale che sta alla base di ogni conquista interiore di libertà.
Praticando l’esercizio della calma ogni giorno per pochi minuti davanti alla Tabella di Controllo di Snellen, o magari davanti alla stampa microscopica fornita sulle pagine de IL FALCO, il lettore si rende subito conto che è stupido mancare questa grande occasione non solo di curare la vista difettosa ma anche e soprattutto di curare quel malessere dell’anima che ci avvolge tutti e che invece non è per nulla necessario, e andrebbe abolito immediatamente.
12 maggio 2007
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